sabato 8 ottobre 2011

Five Pieces - Duo Gazzana (ECM)

Un debutto discografico di altissimo livello quello del duo composto dalle sorelle Natascia e Raffaella Gazzana (rispettivamente violino e pianoforte): dopo anni di intensa attività concertistica in tutto il mondo le due strumentiste approdano direttamente alla ECM di Manfred Eicher con un lavoro estremamente raffinato che rientra a pieno titolo nell'estetica della mitica etichetta tedesca. Un cd dalle sonorità limpidissime, un repertorio inusuale, rigoroso; e tuttavia un cd intriso di un'atmosfera squisitamente autunnale. Non è un caso forse se a dare il titolo a questo debutto è un breve lavoro cameristico di Valentin Silvestrov, compositore ucraino vivente, largamente rappresentato nel catalogo ECM.

Da sempre assidue frequentatrici del repertorio cameristico novecentesco, Natascia e Raffaella Gazzana affrontano con sensibilità e affiatamento autori e linguaggi sonori assai diversi fra loro. Nonostante l'apparente limitazione espressiva imposta da un organico ridotto, varietà melodica e dinamica sono assicurate.
Ad aprire la sequenza dei brani è una pregevolissima opera giovanile di Toru Takemitsu: il pianismo liquido e la sequenza di accordi giustapposti rimandano direttamente a Debussy e Messiaen, e suggeriscono al contempo un affascinante corto circuito culturale, considerata l'attrazione dei due grandi compositori francesi nei confronti della dimensione contemplativa propria della musica orientale. Il passaggio alla Sonata che Paul Hindemith compose nel 1935 è quasi impercettibile, ma bastano poche battute e subito si svela il complesso impianto armonico  dell'opera. Dall'aspro razionalismo di Hindemith all'alta tensione emotiva che caratterizza la Sonata di Leoš Janáček: un eccesso d'impeto avrebbe incrinato il sofferto intimismo dell'opera, ma l'interpretazione delle sorelle Gazzana affronta il susseguirsi febbrile di moti autoconsolatori, subito incalzati da gesti sferzanti, senza mai cedere a sbavature o sentimentalismi. È precisamente questa lucidità sempre vigile, l'assoluta coerenza all'intento dell'autore a costituire la cifra interpretativa del Duo Gazzana. Un approccio che ci restituisce delle letture vibranti e, nel caso specifico, rende irresistibili i five pieces di Valentin Silvestrov. Cinque pezzi ipnotici, pervasi a tratti da una malinconia schubertiana, che si sono rapidamente trasformati nella mia personale colonna sonora di questi primi giorni d'autunno.

lunedì 3 ottobre 2011

A Dangerous Method

Mai fidarsi delle recensioni. Mi aspettavo un film disturbante e complesso, un reticolo di sottintesi, un intrico di indizi preziosi; ero pronta a catartiche rivelazioni sugli infimi abissi della psiche. Nulla di tutto ciò.
I duelli verbali raramente sfociano in affondi significativi. Keira Knightley è troppo concentrata a recitare da isterica per approfondire e appassionarsi alla personalità complessa di Sabine.
Michael Fassbender, che pure in altre circostanze ha dato prova di essere un attore straordinario, qui interpreta un dottor Jung eccessivamente ingessato e meditabondo che non smette i panni dello scienziato riflessivo neanche nelle scene di sesso sadomaso con Sabine. La quale, a sua volta, non smette mai, neanche quando è china sui libri nel suo appartamento, quelle sue impeccabili (da me invidiatissime) camicette di cotone operato guarnite di pizzi. L’autocompiacimento attoriale ai massimi livelli finisce per stendere su una storia così ruvida una fastidiosa patina levigante.
Per fortuna a sfregiare questa lacca manierista, ci sono Viggo Mortensen - che dà vita a un dottor Freud contraddittorio e molto credibile – e Vincent Cassel, assolutamente a suo agio nel ruolo dello psichiatra psicopatico Otto Gross.
L’inquadratura finale, poi, - il film si chiude sullo sguardo imbambolato di Jung – sfiora il ridicolo.
Infine ho trovato particolarmente fastidiosa e riduttiva la tendenza serpeggiante nella sceneggiatura ad evidenziare i lati meschini della personalità di Freud, esaltando, per contro le virtù morali e relative derive misticheggianti del discepolo/avversario Jung.

giovedì 22 settembre 2011

La nausea

Mi ha fatta stare fisicamente male la foto di Berlusconi che accarezza la testa di Bossi. Con rispetto parlando, mi è parsa lì per lì una scena da ospizio. Dove avrebbe avuto un senso se si fosse trattato di una carezza filiale. Ma si tratta di un vecchio che blandisce un vecchio. C'è qualcosa di sconveniente, irrazionale e disturbante in questo gesto. L'untuoso paternalismo dell'uno, la penosa sottomissione dell'altro. Che schifo.

mercoledì 21 settembre 2011

Fine dei R.E.M.

La notizia è di oggi e francamente non mi straccio le vesti. I R.E.M. (sorry, non mi riesce di scrivere gli R.E.M.) non mi sono mai dispiaciuti, ma ultimamente trovavo veramente penoso sentire Michael Stipe rifare il verso a se stesso. Anche questa storia è finita.

venerdì 16 settembre 2011

mercoledì 14 settembre 2011

Se il responsabile di selezione scrive così


Buon giorno Sig.ra Exit Strategy,

come da accordi la presente al fine di confermarLe il colloquio conoscitivo presso la Nostra filiale. 
Come da accordi di seguito i Miei riferimenti
Le auguro un abuon giornata.

XYZ
Responsabile di selezione

domenica 11 settembre 2011

Impressioni di settembre

È riesplosa in tutta la sua veemenza, la sindrome settembrina. E io che - ingenuamente - avevo sperato di farla franca, quest'anno. Fino a ieri, infatti, i sintomi non si erano manifestati. Sarà stato per via del clima ancora vigorosamente estivo, sarà stato per via di Rebecca, che con le sue fughe, scomparse e ricomparse, non mi lascia molto tempo per pensare; sta di fatto che, in segreto, mi ero illusa di poter aggirare la consueta crisi d'inizio autunno così come mi ero scrollata di dosso tutte le clownesche giravolte governative e relativi conseguenti disastri. Invece l'attacco è arrivato improvviso ieri mattina. Spero che nessuno dei vicini mi abbia vista mentre, le membra mordicchiate dal primo freddo, mi arrestavo a contemplare imbambolata il prato fumante di nebbia. Ah, di certo sapeva bene di cosa stava parlando il buon Mauro Pagani - lui che era nato nella straziante campagna bresciana - quando, quarant'anni fa, insieme a Mogol - altro padano - scrisse il testo di Impressioni di settembre.
La città, poi, non mi è stata d'aiuto. Quando non piove per alcuni giorni, le strade di Varese diventano impraticabili: ci sono escrementi di cane (solo di cane?) un po' ovunque. Un senso di inutilità e desolazione, finto benessere e catastrofe imminente. Sono ritornata il più velocemente possibile e senza rimpianti ai miei boschi dove però ho scoperto nugoli di auto parcheggiate: dimenticavo che questo insopportabile mese, con le sue brume venefiche e le sue fronde agonizzanti, accoglie anche la lucida crudeltà dei cacciatori.
La notte poi è stata un susseguirsi di incubi, dolori e sudori. Stamane, benché ancora incastrata nel sogno dove giacevo in un letto londinese, distinguevo nettamente i movimenti del bluesman in cucina e tentavo disperatamente di dirgli che io sarei andata a fare colazione da Nero giù all'angolo, doppio espresso e blueberry muffin. Poi il vociare dei vicini mi ha strappata via dalle scale londinesi che si svolgevano in un'infinita spirale sotto di me. La vacanza è finita.