lunedì 15 febbraio 2010

Berlino: il silenzio e la neve

Il ritorno in patria mi provoca un disgusto ogni volta maggiore. Questa mattina, poi, è bastato rimettere piede in ufficio perché la prospettiva berlinese si allontanasse sempre più, lenta e inesorabile come i blocchi di ghiaccio lungo la Sprea.
Il silenzio lunare nel Nikolaiviertel, i pupazzi di neve blu accanto al duomo, l’antro della Marienkirche come un buco nero dentro il gelo siderale: è tutto così lontano ormai da questa insulsa logica “del fare” o, peggio, del vivere per procura attraverso il pc. Così lontano che non ha quasi senso parlarne. Oggi nessuna comunicazione possibile tra me e i rappresentanti del genere umano con cui ho a che fare.


Un tempo viaggiare mi ricaricava, mi offriva nuovi stimoli: oggi serve solo ad appiattire ancora di più il mio quotidiano contro uno scenario vivido che non mi appartiene. Per questo sabato mi sono lasciata trascinare per la città come un macigno, appesantita dalla malinconia: presentivo già il ritorno, l’aspro atterraggio sul mio pianeta sterile.

Per farmi scudo contro il niente prossimo venturo, a Berlino mi sono imbottita di acquisti da Dussmann (Io: “Scusa, ma dove li mettiamo tutti questi cd?” Bluesman: “In valigia”. Io: “Intendevo dire a casa. Dove li mettiamo a casa?” Bluesman: “Da qualche parte”) dove ho anche avuto modo di rimpolpare la mia collezione di biglietti augurali di
Roger La Borde.
Quanto ai libri, il mio tedesco è ancora troppo approssimativo per permettermi di farne incetta, dunque anche la voluminosa biografia di Stefan George su cui pure avevo messo gli occhi è rimasta al suo posto nello scaffale.
Come d’abitudine abbiamo vagabondato per negozi di vinili, zigzagando da una parte all'altra della città e scovando anche qualche chicca (altro Stockhausen e incredibilmente gli Specimen).

Il ghiaccio sui marciapiedi, la temperatura costantemente sotto zero, i fiocchi gelati che sono caduti senza sosta da giovedì pomeriggio a sabato notte, hanno solo rallentato ma non certo sventato i nostri propositi.
Perciò, in uno strano silenzio ovattato, circondati da un biancore abbagliante che inondava le finestre, abbiamo visitato il Kunstgewerbemuseum (museo delle arti decorative): reliquiari, scettri, corone, cassapanche e certi smalti francesi da perderci la testa.



Il giorno seguente al Musikinstrument Museum ho potuto finalmente togliermi ogni curiosità circa la misteriosa tromba marina di vivaldiana memoria:



Visto e ascoltato il prodigioso
organo Wurlitzer



oltre ad una quantità di strumenti insoliti, dalle più bizzarre ghironde ai primi prodotti della sperimentazione elettroacustica.

Sperimentata anche la frenesia da Berlinale in zona Potsdamer Platz (impossibile procurarsi un qualsiasi biglietto per un qualsiasi film) e in zona Gendarmenmarkt, con folle di ragazze assiepate all'uscita dell'Hotel Regent, in attesa del divo o della diva di turno. Strepitosa la proiezione di Metropolis alla Porta di Brandeburgo la sera di venerdì: temperatura ampiamente sotto lo zero, caffè bollente a fiumi, coperte. Emozionante.
C'è stato però soprattutto il tempo di godere i silenzi della città innevata. Le sue malinconie e le sue dolcezze. Nel piccolo caffè sulla Sprea frequentato solo da autoctoni la ragazza che serviva ai tavoli ci ha riconosciuti. Dopo sei mesi si ricordava ancora di noi. Strudel di mele, cioccolata bollente, una pioggia di coriandoli la sera di carnevale. E fuori le barche addormentate dentro il ghiaccio.

altre foto

domenica 14 febbraio 2010

Winterreise

Mein Herz sieht an dem Himmel
Gemalt sein eig'nes Bild-
Es ist nichts als der Winter,
Der Winter, kalt und wild!

(W. Müller, Der stürmische Morgen in Die Winterreise di Franz Schubert)

mercoledì 10 febbraio 2010

Via di qui (unterwegs nach Berlin)

Sto cercando di contenere il caos che precede ogni partenza, ma con scarsi risultati. La gatta ha già intuito tutto e si aggira diffidente per casa annusando zaini e scarpe: ogni particolare fuori posto minaccia il suo piccolo equilibrio, è il sintomo della sua prossima solitudine.

Pare che lassù troveremo il gelo, che a Berlino si viaggi costantemente sotto zero. Va bene lo stesso. Per il momento quel che conta è mettere un bel po’ di chilometri fra me e la vita che sono costretta a vivere.

lunedì 8 febbraio 2010

Via da Gormenghast



Se ne parlava giusto un paio di giorni fa e finalmente, a circa trent'anni di distanza dalla pubblicazione del primo capitolo della saga, ecco il terzo volume della Trilogia di Gormenghast.

E c'è da credere che il 2011, anno in cui si celebrerà il centenario della nascita di Peake, ci riserverà qualche sorpresa. Pare infatti che la vedova di Peake intendesse dare un seguito alla Trilogia. Stay tuned.

domenica 7 febbraio 2010

Demoni e muse

«Bene...ci sono due tipi di solitudine, giusto? C'è la solitudine dell'isolamento totale, il mero fatto di vivere soli e lavorare soli come ho sempre fatto io. Che non è per forza doloroso, e anzi per molti scrittori è necessario. [...]Essere soli per gran parte della giornata significa ascoltare ritmi diversi, che non sono determinati da altre persone. Credo che sia meglio così. Però c'è anche un altro genere di solitudine che è terribile da sopportare.»
S'interruppe.
«È la solitudine di vedere un mondo diverso rispetto a quello degli altri intorno a te. Le loro vite rimangono separate dalla tua. Tu riesci a vedere l'abisso e loro no. Tu vivi in mezzo a loro ma loro posano i piedi per terra, mentre tu cammini su un vetro. Loro si rassicurano con il conformismo, con somiglianze attentamente costruite; tu sei mascherato, conscio della tua differenza assoluta.»
(Patricia Duncker, "Demoni e muse", Neri Pozza 2005)

martedì 2 febbraio 2010

Cose che mi deprimono molto (ovvero di come si possa rincoglionire a furia di sms)

Trascrivo qui di seguito una domanda di lavoro giunta oggi in azienda via fax. Tengo a precisare che l'autrice dello scritto è una mia coetanea di nazionalità italiana (nata in Padania e ivi residente) che ha una famiglia e 25 anni di lavoro alle spalle. Sottolineo inoltre il fatto che il documento, scritto a mano interamente in stampatello, si inclina pericolosamente sul lato sinistro del foglio per risollevarsi in diagonale sul destro.
DOMANDA-DI-LAVORO
(seguono dati anagrafici e qualifica professionale)
FACCIO-QUESTA-DOMANDA-DI-LAVORO-XKE'-LA-MIA-DITTA-VA-MALE-E-PIU'-DI-6 MESSI-KE-FACCIAMO-LA-CASSA-INTEGRAZIONE E-ADESSO-HA-DECISO-DI-FARE-DEGLI-ESUBERI-XKE'-NON-C'E LAVORO-LAVORO-IN-UNA-DITTA-DI-XYZ1-MA-FINO-A-DUE ANNI-FA'-LAVORAVO-A-XYZ2-ALLA-XYZ3.
SO-KE-QUESTO NON-E'-IL-MOMENTO-DI-FARE-DOMANDE-CON-QUELLO-KE-SI-SENTE-IN-GIRO-DELLA-CRISI-PERO'-IO-FACCIO, QUESTA-DOMANDA-NON-SI-SA-MAI-COME-HO-GIA'-FATTO-ALTRE-DOMANDE-IN-ALTRE-DITTE-GRAZIE
DISTINTI SALUTI

lunedì 1 febbraio 2010

Febbraio

Quest'anno febbraio inizia con un intero giorno di cassa integrazione e una di quelle bollette dell'elettricità che vorresti non ricevere mai. Sempre meglio dell'anno scorso, quando il mese si introdusse con un'abbondante nevicata, in perfetta sintonia col blackout della caldaia.
E poi c'è di buono che fra dieci giorni si va a prendere una boccata d'ossigeno a Berlino.